Sapere di mare. La mostra dell’estate sulla costa toscana

Al Museo etrusco di Populonia, la piccola esposizione Sapere di mare mostra in anteprima una selezione di reperti etruschi della Fondazione Rovati, e ricorda quanto noi tutti dobbiamo al Mediterraneo

Sapere di mare
La mostra Sapere di mare al Museo etrusco di Populonia

E’ un’anteprima assoluta quella che si ammira da sabato scorso al Museo etrusco di Populonia Collezione Gasparri: quattro splendidi vasi dalla straordinaria collezione etrusca della Fondazione Luigi Rovati, eccezionalmente prestati dalla Fondazione in vista della tanto attesa apertura del nuovo Museo di arte etrusca di Milano che la Fondazione sta realizzando all’interno dello storico Palazzo Bocconi-Rizzoli-Carraro in Corso Venezia 52 (ristrutturazione e ampliamento del palazzo sono affidati allo studio Mario Cucinella Architects).

La Fondazione Luigi Rovati a Populonia

Il singolare prestito è stato concesso per la mostra Sapere di mare. L’uomo e il mare un legame millenario, da noi curata in collaborazione con la Fondazione che già dall’anno scorso è presente nel territorio di Populonia.

Contribuisce infatti con borse di studio alle nuove ricerche avviate presso i resti della cinta muraria bassa di Populonia dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Provincie di Livorno e Pisa e la Società Parchi Val di Cornia. Un progetto che, diretto da Giorgio Baratti e Andrea Camilli, pone particolare attenzione proprio alla formazione sul campo dei giovani archeologi.

I quattro vasi in mostra

Ora la Fondazione ha voluto partecipare a Sapere di mare con una selezione di reperti legati, nelle loro trame decorative, al mondo del mare: tre bellissime ceramiche etrusche del VII secolo a.C. di produzione etrusco meridionale-falisca con decorazioni incise, e una splendida anfora dipinta di rosso su fondo bianco prodotta a Cerveteri agli inizi del VII secolo a.C.

Su tutti i vasi spiccano le riproduzioni stilizzate ma evocative di pesci. Gli artigiani etruschi hanno saputo sfruttare al meglio la circolarità della superficie dei vasi per rappresentare il moto scandito e fluente dei pesci in quello spazio quasi infinito e simbolico che, parlando del Mediterraneo, lo storico francese Fernand Braudel definiva “pianura liquida”.

Una nuova sala

Perché la mostra vuole porre l’accento proprio sul tema del mare, e del Mediterraneo in particolare, come luogo centrale della storia. Un’idea che il mondo antico ci ha trasmesso e che l’archeologia continua a riscrivere nel suo articolato e sempre nuovo palinsesto di scoperte e piccole storie.

L’occasione è data dal riallestimento della Sala del mare del Museo che raccoglie i reperti provenienti dalle acque del golfo di Baratti, tra i quali spiccano le ancore in piombo della tonnara. La sala è ora arricchita da ricostruzioni, video e pannelli didattico-illustrativi che raccontano, oltre ai sistemi di navigazione e all’architettura navale antica, le attività di pesca e di produzione di salse di pesce documentate a Populonia, l’unica città etrusca fondata direttamente sul mare.

E proprio per questo la città rappresenta più di ogni altra il luogo privilegiato per ospitare il racconto che fa emergere il legame, vario e complesso, tra l’uomo e il mare, legame che può essere declinato in tutti i sensi possibili.

Sapere di mare

Sapere di mare vuol dire conoscere, imparare, esplorare, scambiare, assaggiare, imitare, colorare; mare significa al contempo rapporto transculturale, dialogo, contaminazione. Il mare è dunque la culla della nostra civiltà ma, come sottolineava con amarezza il grande cantore del Mediterraneo Predrag Matvejevič, l’Europa ha dimenticato la sua culla”. E sottolineava al contempo che non era giusto, né lungimirante che le sorti di quel mare fossero assunte soltanto nel cuore europeo, escludendo una parte di coloro che ne erano i protagonisti.

I reperti esposti in mostra, e i testi che ne raccontano la storia, vogliono essere un piccolo antidoto contro questa dissoluzione. Il senso della mostra riecheggia ancora nelle parole di Fernand Braudel: Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi. Non un mare ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia”.

Un appuntamento fisso

La mostra rinnova l’appuntamento estivo che il Museo etrusco di Populonia, come ormai è consuetudine, offre ai visitatori del piccolo e affascinante castello della maremma livornese, per confrontarsi su alcuni temi legati all’archeologia della città etrusca e del suo territorio.

Dopo gli appuntamenti con le novità dagli scavi di Populonia – nel 2016 la mostra Populonia. La città dei vivi legata alla scoperta della cosiddetta Casa dei semi a seguito all’alluvione che ha colpito il Golfo di Baratti nell’autunno 2015, e nel 2017 Sepolto incatenato tra le dune di Baratti dedicata all’uomo rinvenuto sepolto con i ceppi da schiavo alle caviglie – il breve allestimento dell’estate 2018, anch’esso studiato negli aspetti grafici ed espositivi dall’architetto Erica Foggi, muta leggermente indirizzo mantenendo però ben saldo quell’obiettivo di vivacità e apertura verso le novità che caratterizza il Museo di Populonia e le sue iniziative estive degli ultimi anni.

 

Sapere di mare
Museo etrusco di Populonia Collezione Gasparri
Castello di Populonia (Piombino – LI)
Dal 21 luglio al 4 novembre 2018.
Orario: lunedì – domenica 10.00-13.00 / 14.00-19.00
Sabato e domenica di luglio e agosto fino alle 22.00
Info: 0565-1828030 – periploturismoecultura@gmail.com

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Archeologi si nasce! Il suo segreto è la faccia tosta, che usa per trovare finanziamenti per i suoi progetti, in tutti i modi possibili. L’altra faccia, quella nascosta, è segnata da anni di studio, dedizione e determinazione. Cerca di fare il suo mestiere in modo eclettico e di trasmettere a tutti, in aula, al museo e per strada, la passione per un passato che rivive nella nostra società.
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​Giorgio Baratti è professore a contratto di Gestione dei cantieri archeologici e archeologia preventiva all'Università degli studi di Milano e di Etruscologia all'Università Cattolica di Milano. Ha diretto scavi in molti siti italiani, in particolare per il mondo etrusco nelle città di Tarquinia e Marzabotto. Dal 2003 conduce ricerche a Baratti e Populonia dove ha scavato in vari settori della città e della necropoli etrusca.
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