Nasce a Roma il Central Park archeologico

Finalmente si apre il cancello tra il Foro Romano dai Fori Imperiali. Ma la strada per la nascita del Central Park archeologico di Roma è ancora lunga

Central Park archeologico
Il ministro Bonisoli e la sindaca Raggi pongono la prima pietra del Central Park archeologico di Roma - foro Mibac

L’immagine è bellissima, il Central Park archeologico. Così il ministro Alberto Bonisoli e l’assessore comunale Luca Bergamo hanno descritto la cosiddetta ‘area archeologica centrale’ di Roma che, diviso da sempre in proprietà statale e comunale, dal 29 giugno prossimo offrirà ai visitatori un itinerario unitario.

Una vera svolta

“Oggi è una giornata storica!” ha esclamato la sindaca Virginia Raggi. “Finalmente i Fori Imperiali sono riuniti”. Ecco, era meglio se ci fermavamo al Central Park. Raggi guarda il Foro Romano dalla sua finestra tutti i giorni, e non ha ancora capito che cos’è, e che è una cosa diversa dai Fori Imperiali che sono invece sotto la sua giurisdizione. Sì, è stata una giornata storica per le gaffes!

A parte questo, però, bisogna riconoscere che finalmente qualcosa si è mosso, dopo quasi un secolo. Si è fatto un passo concreto mentre finora si era parlato e basta, e le due proprietà (e relativo biglietto d’ingresso) continuavano a essere come separati in casa.

Il passo non è propriamente ‘da gigante’, è piuttosto un MVP, minimum viable product, il prodotto minimo funzionante: si aprirà un cancello sul retro della Curia così da consentire il passaggio dal Foro Romano al Foro di Cesare, e proseguire il percorso sotto via dei Fori Imperiali per sbucare al Foro di Traiano, attraversare la Basilica Ulpia e terminare alla Colonna Traiana. Il tutto al costo di 16 euro, comprensivo ovviamente di accesso a Colosseo, Foro Romano e Palatino.

Il Central Park archeologico

Non è granché ma è comunque un primo accordo Stato-Comune come finora non c’è mai stato, nonostante mille proposte, dibattiti, commissioni riunitesi mille volte. E sindaca e ministro sono ben consapevoli che, in realtà, la posta in gioco è più alta. Così ieri all’inaugurazione del nuovo percorso hanno espresso la ferma intenzione di estendere prima o poi l’accordo anche al Foro di Augusto, ai Mercati di Traiano, al Circo Massimo (ed è prossima l’apertura di un nuovo ingresso da via dei Cerchi), alle Terme di Caracalla.

Si è parlato persino di consentire accesso libero a tutti nell’area dei Fori, di creare per l’appunto il Central Park archeologico romano. Chissà se qualcuno ha detto loro che, per la parte del Foro Romano, tale apertura era già cosa fatta ai tempi del Soprintendente Adriano La Regina ed era stata un’iniziativa bellissima e illuminata, ma revocata subito al suo pensionamento nel 2004.

L’ultimo atto di La Regina era stata una mostra in cui presentava, assieme all’architetto Massimiliano Fuksas, un progetto di ampio ripensamento di tutta l’area archeologica centrale. Era stata una provocazione, il desiderio di mostrare a tutti il sogno di una vita: far sì che i Fori tornassero a essere quel che sono sempre stati e cioè delle piazze, dei luoghi di passeggio e d’incontro, il cuore vero della città. Era stato un modo per dire: io ho fatto il primo passo, ho aperto a tutti il Foro Romano, ora tocca al Comune aprire il resto, e a tutti noi ragionare assieme sul futuro della città.

Archeologia e città

La questione più spinosa ha sempre riguardato via dei Fori Imperiali. Che fare? Conservarla, conservarne una parte, farne una passerella, eliminarla? Dibattiti accesi, persino violenti si sono consumati su quella via. Ma ieri all’inaugurazione non se ne è neppure accennato. Si è glissato, come se la questione non sussistesse.

Non si è parlato neppure del sogno di Luigi Petroselli, il sindaco che per primo, nel 1980, ha eliminato nell’area vie e traffico e costruito una continuità pedonale dal Colosseo al Campidoglio. Il sindaco che ha inaugurato la linea A della metropolitana, affinché la gente dalle periferie potesse facilmente giungere in centro, passeggiare e godere della storia della città: un avvicinamento fisico che voleva essere anche e soprattutto culturale, una “riappropriazione popolare della romanità”.

Non si è parlato dell’idea di Leonardo Benevolo, portata avanti da Antonio Cederna, di realizzare un unico parco dai Fori all’Appia. Un’idea ora forse datata ma all’epoca rivoluzionaria, capace di difendere uno spicchio consistente di città dalla cementificazione selvaggia. Non si è accennato al concorso internazionale di idee degli anni Ottanta, o ai molti progetti successivi. Insomma si è glissato totalmente sulla storia, su chi prima d’ora comunque ha fatto, nonostante i contrasti e le difficoltà, e ha lanciato idee e costruito le premesse di quanto oggi accade.

Si è parlato invece di successo nello scalfire la burocrazia, di volontà di scardinare un sistema che complica le cose semplici. Si è parlato di rendere la città sempre più fruibile da tutti. Di riannodare i legami tra archeologia e città. Del Central Park, insomma. Una bella immagine, certo, per un risultato comunque grande. Di poco spessore, però. Almeno per il momento.

 

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