L’officina di Racconti da museo: tecnologie e comunicazione secondo Adele Magnelli

Comunicare la Bellezza attraverso le emozioni è il fine ultimo di Adele Magnelli, che progetta soluzioni tecnologiche capaci di colpire tutti al cuore

Adele Magnelli
Adele Magnelli con Racconti da museo

Mi capita spesso di interrogarmi sugli obiettivi del mio mestiere, su ciò che, come Project Manager nel settore new media all’interno di ETT -azienda creativa e digitale-, considero essere alla base della passione e dell’entusiasmo con il quale affronto ogni nuovo progetto. Insomma, qual è il mio intento? Vorrei comunicare la Bellezza attraverso le emozioni. Potrebbe sembrare un fine utopico, o quantomeno naif, soprattutto se applicato in un ambito aziendale, ma vi assicuro che è quello che faccio ogni giorno e non vi è nulla di più concreto e impegnativo.

Innovare la comunicazione

Quotidianamente in azienda lavoriamo su proposte di valorizzazione del patrimonio culturale, nell’accezione più ampia del termine: beni pubblici o privati, istituzioni museali, eccellenze dell’alta moda o del settore enogastronomico. Saperi di ieri e di oggi, risultati di anni di ricerca, opere d’arte antiche o prodotti innovativi. A ogni contenuto serve il giusto mezzo di comunicazione ovvero il medium più appropriato per valorizzarne la storia, le peculiarità e gli aspetti più curiosi, che spesso si trovano nascosti o appiattiti dalla mancanza di una buona narrazione.

Sta a noi farli tornare a vivere. Ma… in che modo?

I cosiddetti new media riescono, in maniera più immediata rispetto ai mezzi tradizionali, a mettere in circolo il piano inconscio ed emotivo dell’utente, illuminando i dettagli, facendo riverberare la curiosità e spingendo oltre la voglia di scoprire e approfondire. È necessario tuttavia guidare il pubblico oltre lo stupore iniziale che certe soluzioni generano di per sé, ed è per questo che serve giocare e innovare sul piano della comunicazione.

Adele Magnelli
Adele e l’enigma di Racconti da museo

Una ricetta segreta

Al giorno d’oggi possiamo oramai contare su una vasta scelta di tecnologie all’avanguardia e di contenuti audio, testuali, figurativi, con i quali dar vita a storytelling coerenti, interessanti, di saldo rigore scientifico ma anche divertenti. Si tratta di una ricetta segreta, i cui ingredienti cambiano di volta in volta per adattarsi all’oggetto di valorizzazione e al pubblico di riferimento. In questa sfida continua, la formazione umanistica che ho alle spalle mi aiuta a pensare come rendere sensibile la tecnologia, valutando soluzioni quanto più possibile invisibili per il pubblico, dense di significati e di evocazioni e in grado di raggiungere, con modalità diverse, ognuno di loro.

Credo molto nel pubblico e nel suo potenziale, ed è al pubblico stesso che mi ispiro in fase di progettazione: se oggi spetta alle istituzioni farsi portavoce dei valori culturali che custodiscono, è solo facendo uscire i contenuti dal museo, stimolando la riflessione e rendendone partecipe la collettività, anche a livello emozionale, che si può rinnovare la sensibilità nei confronti del nostro patrimonio per farlo tornare realmente a vivere.

Valorizziamo dunque, per traghettare nel futuro il nostro importante passato. Valorizziamo per conservare, per rendere parlanti la storia e l’arte, restituendo loro un ruolo sociale -e al tempo stesso social- e per far sì che gli stessi visitatori diventino protagonisti e ambasciatori di Bellezza. Difficile? Forse sì, ma fino a quando vedrò le persone in fila per entrare in un museo, non smetterò di sperarlo e di impegnarmi per questo. Se volete sapere come… non vi resta che leggere Racconti da museo!

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