Mi Rasna, videogame sugli Etruschi: un’opportunità mancata?

Mi Rasna è uscito da qualche mese e, per realizzarlo, sono stati coinvolti tanti musei dell’Etruria. Un’operazione mirata e importante, di cui valutiamo qui il risultato.

Mi Rasna
Mi Rasna. Io sono etrusco. Videogioco

Mi Rasna. Io sono etrusco è un gioco per smartphone e tablet sviluppato da Entertainment Games Apps, Ltd., con lo scopo di far conoscere la storia, la civiltà e l’arte dell’antica civiltà degli Etruschi. Tuttavia non pare funzionare. Per diverse ragioni.

Gameplay

Cominciamo dall’aspetto puramente grafico e di gioco. Il caricamento iniziale si presenta come una carrellata di immagini sfocate di vari reperti archeologici senza alcun collegamento apparente se non l’appartenenza al popolo etrusco.

Il gioco appartiene al genere dei ‘gestionali’: i giocatori sono chiamati a sviluppare insediamenti, creare risorse, commerciare e reclutare un esercito per portare in auge la civiltà. Fin dai primi minuti, però, appare confusionario, senza un’adeguata introduzione o spiegazione che viene rimandata alla sezione ‘impostazioni’ del menù principale. Lì le istruzioni vengono fornite da un personaggio di nome Vetur che è disegnato veramente male.

Mi Rasna Mappa
Mi Rasna. Mappa epoca villanoviana

La mappa è di difficile lettura, poco accattivante graficamente e spaesante. Iniziando a giocare, si assiste quasi impotenti a razzie di nemici erranti, decisamente troppo numerosi per poterci porre rimedio se non dopo tanto tempo di gioco (e comunque non è un esito scontato). Sono inoltre disponibili da subito tutte le città e tutti i villaggi da sviluppare, lasciando il giocatore interdetto sulla strategia da seguire.

Il sistema economico che permette di sviluppare le città non è coerente: la modalità principale per ottenere soldi nel gioco non è produrre, non è commerciare né saccheggiare, ma è rispondere a domande sulla civiltà etrusca che sono spesso decisamente troppo lunghe, articolate e specifiche per essere concepite per un pubblico che si approcci agli Etruschi per la prima volta, e che in questo modo dovrebbe imparare.

Mi Rasna domanda
Mi Rasna. Esempio di domanda

Si possono anche risolvere puzzle, noiosi e ripetitivi, che concedono però di ottenere solo 300 monete ciascuno (il prezzo dei potenziamenti basilari di inizio gioco si aggira intorno a 2000 monete, per poi crescere fino a decine di migliaia). Oppure si possono anche compiere missioni (sostanzialmente accumulo di risorse) che richiedono però un investimento iniziale sproporzionato rispetto alla rendita: per ottenere potenziamenti per la città bisogna spendere, per commerciare bisogna spendere, per costruire edifici bisogna spendere, e la resa è sì e no del 10% di quel che si è speso.

Infine, ovviamente, si possono ottenere molte monete acquistandole con soldi veri, o guardando video pubblicitari. È comprensibile che gli sviluppatori vogliano avere un ritorno economico, ma non è concepibile che un gioco a scopo dichiaratamente didattico ricompensi così poco il giocatore che decida di ottenere monete risolvendo i quiz o i puzzle.

Contenuti

In realtà, qualche pecca dal punto di vista ludico si potrebbe anche accettare se ci fosse, per contro, una splendida capacità comunicativa e divulgativa tale da compensare l’evidente mancanza di divertimento. Purtroppo non è così. Si cade nell’errore banale, ma comune nell’ambito della didattica archeologica e storica, di voler dire tutto, nel dettaglio e in maniera pedante.

Facciamo un esempio: se voglio conoscere la storia di Veio, posso entrare nella scheda di gestione della città, premere la voce ‘contenuti’ ed entrare nell’approfondimento, e lì vengo sommerso da più di 50 righe di testo sulla storia della città di una specificità che va oltre la divulgazione e si perde nel tecnicismo e nella puntigliosa volontà di precisione. Inoltre, come già detto, le stesse domande che permettono di guadagnare monete spendibili nel gioco sono perlopiù molto specifiche e quindi poco adatte a un pubblico non specialista.

Mi Rasna Veio
Mi Rasna. Descrizione di Veio

Tuttavia il problema più macroscopico, che inficia completamente l’esperienza di gioco, è la totale assenza di trama. Nel dichiarato intento di “valorizzare la ricchissima storia di questo antico popolo italico” (come scritto -pure in grassetto- sulla pagina web del gioco), manca completamente una narrazione, un filo conduttore che porti il giocatore a seguire, appunto, la storia.

Roma, per esempio, è una cittadina messa lì al pari di molti altri villaggi del centro Italia. Tutto qui? Di Cartaginesi, Greci e Galli nemmeno l’ombra. Di tutti i conflitti avvenuti tra le varie città etrusche, nessun riscontro. L’unica psuedo-contestualizzazione presente è la suddivisione in età (villanoviana, orientalizzante, ecc.) che si susseguono acquisendo punti esperienza. Decisamente limitante.

Nota positiva, a margine, è che, dopo aver completato i puzzle con i reperti archeologici, il gioco rimanda puntualmente ai musei del territorio dove sono collocati.

Mi Rasna Populonia
Mi Rasna. La città di Populonia

Conclusioni

Nel 1997 uscì in commercio il primo Age of Empires, videogioco del quale, da ragazzino, ho amato proprio la storia che raccontava di Greci, Babilonesi e Egizi (senza contare la superba campagna aggiuntiva dedicata a Roma). Ho imparato tantissimo di quelle civiltà e, forse, proprio giocandoci mi sono appassionato alla storia antica.

A più di vent’anni di distanza è inconcepibile progettare un videogioco noioso, pur (e a maggior ragione se) a fini didattici. Soprattutto se si sceglie di svilupparlo per il supporto più immediato e diretto dei giorni nostri, lo smartphone, che ha bisogno di applicazioni accattivanti, sia dal punto di vista grafico che ludico. Mi Rasna, purtroppo, non soddisfa nessuno degli obiettivi che si è prefissato, restando relegato in una nebulosa di potenzialità mancate.

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