Il terremoto e la casa degli Anici di Norcia

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cattedrale di San Benedetto da Norcia
Cattedrale di San Benedetto di Norcia
È venuta giù, in un colpo solo. La terra che si scuote, la polvere che si alza, e della cattedrale di Norcia non rimane che una facciata pericolante con dietro più nulla. Macerie, calcinacci, rovine: quel che lascia un terremoto, quando passa e semina distruzione.Era dedicata a San Benedetto ma, come in molte altre città italiane, era più di una chiesa votata al santo più famoso del paese: era, secondo la leggenda, proprio la casa di Benedetto, quella dove era nato e cresciuto. Nei sotterranei erano conservati i resti di un’antica domus romana, la casa della famiglia degli Anici, signori di Norcia e di molto altro, e di cui Benedetto era discendente ed erede.
Norcia, terremoto, casa degli Anici
“Nei sotterranei erano conservati i resti di un’antica domus romana, la casa della famiglia degli Anici, signori di Norcia” © http://tg.la7.it

Come spiegare in due parole chi furono gli Anici in quel bizzoso arco di tempo che fu la Tarda antichità? Non è facile, ma, per farla breve, si potrebbe riassumere così: gli Anici erano tutto. Dal IV al VI secolo dopo Cristo, in pratica, in tutto l’impero in disfacimento a Occidente, e in quello ancora florido in Oriente, non si muoveva foglia senza che un Anicio lo volesse, o lo causasse, o comunque ne fosse informato. Dove c’era ricchezza e potere, zàcchete, ci trovavi un Anicio. Dove non ci trovavi un Anicio, ci trovavi una Anicia. Perché anche le donne della famiglia erano toste quanto i maschi, e, in alcuni casi, anche di più.

Gli Anici sopravvivevano a tutto, prosperavano nel caos, quasi ci sguazzavano. Ci sono state invasioni barbariche, Unni, Vadali, Visigoti, Ostrogoti in libertà, congiure di palazzo, rivolte, scismi religiosi fra i vari rami del cristianesimo, ma loro, cattolici e romani, resistevano e prosperavano.

Per i rami del loro albero genealogico si trovano imperatori d’Occidente come Petronio Probo e Anicio Olibrio, filosofi consiglieri di re come Severino Boezio, grandi signore aristocratiche amiche di Sant’Agostino, come Anicia Demetriade, principesse imperiali protettrici delle arti sposate a generali goti in odore di trono, come Anicia Giuliana, papi come Felice, Agapito e Gregorio I. E poi c’è lui, san Benedetto da Norcia, al secolo un Anicio.

Faceva parte di un ramo secondario della famiglia, come ce n’erano tanti, perché le gens romane erano un grappolo di innumerevoli nuclei imparentati fra loro, e derivanti da un lontano e spesso nebuloso avo comune.
Il padre Anicio Eutropio brillava per inconcludenza: era figlio di tal Anicio Giustiniano Probo, considerato a torto, in alcune fonti tarde, lontano parente di Giustiniano imperatore. Di entrambi, padre e nonno, non sappiamo altro né si ricordano gesta particolari.

In realtà gli Anici di cui faceva parte Benedetto erano i cugini di campagna. Ricchi di certo, però confinati nei loro possedimenti di Norcia, dove Eutropio, console della città, aveva sposato Abbondanza Claudia, che le leggende renderanno poi antenata dei Reguardati, famiglia importante della Norcia tardo medievale e rinascimentale.
Benedetto dunque nacque bene, membro, anche se non proprio di primo piano, di una famiglia che era l’elite dell’impero, e a Norcia, nel piccolo mondo che lo attorniava, non sarebbe potuto nascere meglio. Ma il parto fu difficile e la madre morì. Forse anche i due gemelli che ha partorito, un maschio e una femmina, furono in pericolo di vita, perché la leggenda dice che il padre abbia promesso di votarli a Dio se fossero sopravvissuti. Sopravvissero.

Dodici anni dopo i due ragazzini Benedetto e Scolastica, che dovevano essere ben svegli, vennero inviati a Roma per proseguire la loro educazione, dato che Norcia era piccola e loro erano pur sempre degli Anici.
Arrivarono quando era appena morto un papa anicio, Felice III. Il successore Gelasio, però, era segretario del precedente pontefice, per cui, anche se non parente, lo si poteva considerare comunque di famiglia. Ma vuoi perché abituati nella sonnacchiosa Norcia, dove la vita mondana non doveva essere granché, vuoi perché accompagnati da una nutrice bigotta, tal Cirilla, vuoi perché gli Anici papi e quelli non papi gestivano il potere come sempre i signori aristocratici gestiscono la politica, e cioè corrompendo, tradendo e intrallazzando quando ce n’è bisogno, i due gemelli restarono basiti. Fuggirono dall’Urbe entrambi e non ne vollero sapere più.

Benedetto prese con sé la nutrice e si ritirò a fare l’eremita (certo, questa cosa dell’eremita con la nutrice al seguito fa un po’ bamboccione, ma era pur sempre un aristocratico fanciullo abituato a vivere con un corteggio di servi intorno). Scolastica, invece, sulle prime fu nominata dal padre erede di tutti i beni di famiglia che erano un botto, e avrebbe potuto fare la principessina osannata da tutti. Invece decise di dedicarsi come il gemello a una vita di preghiera, e fondò un’abazia femminile a Piumarola, a pochi chilometri da Cassino. Insieme i due gemelli sono i capostipiti di tutto il fenomeno del monachesimo occidentale.

Il ramo degli Anici di Norcia si estinse con loro, che furono padre e madre spirituale di molti, ma non ebbero eredi, e la gens Anicia piano piano scomparve ovunque, a Oriente come a Occidente, risucchiata dalle vicende turbinose della storia.
La casa di Benedetto e Scolastica, narra la leggenda, una volta abbandonata divenne la cattedrale della città. Le mura degli Anici si trasformarono in quelle di una chiesa e gli Anici, estinti per sempre, hanno continuato in fondo a dare linfa vitale a un mondo diverso, ma discendente da loro.

Finché, l’altra mattina, il sisma non ha fatto crollare tutto.
Ora le antiche fondamenta della casa degli Anici giacciono sepolte sotto le macerie del terremoto. La cattedrale è crollata e sembra impossibile che possa essere restaurata e riportata al suo splendore.

Ma non sottovalutiamo gli Anici. Ogni volta che la Storia e il Fato sembravano averli sconfitti definitivamente, hanno sempre trovato il modo di continuare a passare il testimone alle generazioni successive, anche nelle forme più impreviste, e di creare nuovi mondi e nuove società dopo che quelle vecchie erano collassate, di trasformare cioè le crisi in opportunità. Nella loro storia, hanno visto cataclismi assai peggiori di un terremoto.

Tifiamo per gli Anici. Anche stavolta potrebbero trovare il modo per stupirci.

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