Il Parco InVita di Pontecagnano: dai rifiuti all’ecoturismo

Era una discarica e ora è un parco eco-archeologico dove le rovine convivono felicemente con gli orti sociali. É luogo di ritrovo per le famiglie di Pontecagnano. Ma come rendere tutto ciò sostenibile e capace di generare occupazione per i giovani? É la scommessa del progetto Il Parco InVita che si ispira a un’idea già vincente: gli Ecobox

Pontecagnano, parco InVita
Scuole in visita
“Vent’anni fa, l’area archeologica di Pontecagnano Faiano era una discarica: c’erano frigoriferi rotti e arrugginiti, buste della spazzatura, perfino siringhe sparse sul terreno di quello che è stato il più meridionale dei centri etruschi, e poi città romana. Oggi invece ci sono i ragazzi delle scuole in visita, e i nonni che coltivano l’orto assieme ai nipoti: le famiglie lo considerano un autentico bene comune. Insomma abbiamo fatto un cambio di passo. Ma ci attende una nuova sfida: renderlo appetibile anche per i turisti ed economicamente sostenibile.”

A parlare è Francesca Ferro, direttrice del circolo di Legambiente Occhi Verdi di Pontecagnano e coordinatrice del progetto Il Parco InVita. L’iniziativa, presentata lo scorso novembre alla Borsa mediterranea del turismo archeologico di Paestum e partita ufficialmente a febbraio 2016, è stata proposta nell’ambito dell’avviso Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici, finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della gioventù e Servizio civile.

formazione alle scuole, Pontecagnano
Formazione alle scuole © Legambiente Occhi Verdi

Gli obiettivi

Gli obiettivi del progetto, a cui aderisce anche il circolo Legambiente Orizzonti di Salerno, sono essenzialmente due: il primo è valorizzare le peculiarità del parco di Pontecagnano, dove si ammirano i resti dell’antica Picentia, e di posizionarlo tra i punti di interesse del circuito turistico campano. Il secondo è di professionalizzare i giovani volontari dell’associazione, trasformandoli in educatori e tutor capaci di divulgare i temi dell’archeologia, dell’agricoltura biologica e dell’ecologia, che rappresentano le tre anime del parco. Un terzo obiettivo, non dichiarato ma ben chiaro, è quello di continuare a tenere il degrado lontano dall’area archeologica.

In questo senso, molto è già stato fatto in passato grazie alla convenzione stipulata dal circolo Occhi Verdi con la Soprintendenza per i beni archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta: dalle prime attività, che prevedevano solo apertura e chiusura del parco e manutenzione del verde, si è passati alla creazione nel 2001 di orti sociali biologici affidati agli anziani (ora ne esistono 80) e di spazi per bambini e famiglie, che hanno cementato il senso di comunità. Tra le attività che si svolgono nell’area archeologica, inoltre, non manca uno scavo annuale che si svolge in estate, organizzato dal comune di Pontecagnano Faiano in collaborazione con più enti, tra cui la Soprintendenza, la stessa Legambiente Campania e le università degli studi di Salerno e del Molise.

pontecagnano,
© Legambiente Occhi Verdi

Il parco InVita e gli Ecobox

La recente iniziativa, finanziata con 160.000 euro, ha una durata complessiva di 18 mesi e consentirà al parco di strutturarsi in modo adeguato per poi proporsi sul mercato. I soldi in parte sono già stati spesi per la formazione dei giovani, in parte saranno suddivisi tra più attività che comprendono la messa in sicurezza dell’area di scavo, la sistemazione delle strutture interne al parco e la creazione di un percorso per disabili.

I giovani tutor, che hanno il compito di condurre i laboratori, sono stati affiancati per alcuni mesi da professionisti dei tre settori, archeologia, agricoltura biologica e ambiente/ecologia. Ispirandosi alle offerte già sul mercato, per ciascun settore è stato realizzato un Ecobox, ossia un pacchetto turistico che consente ai visitatori di provare diversi tipi di esperienze-laboratori.  Nel caso dell’Ecobox archeologia si prevede per esempio una simulazione di scavo stratigrafico, una visita al Museo nazionale archeologico di Pontecagnano dedicato agli Etruschi di frontiera, e un laboratorio di ceramica.

La fase di test è già cominciata e durerà fino al 2017. “Abbiamo iniziato coi ragazzi delle scuole medie e superiori, per capire il grado di coinvolgimento e provare le attività”, afferma la project manager dell’iniziativa, Elisa Macciocchi, Presidente del circolo di Legambiente “Orizzonti”. “Presto saranno organizzati alcuni Lab Day, giornate in cui i tre Ecobox potranno essere testati anche da associazioni del territorio e semplici cittadini. In questa fase consolideremo gli Ecobox e le nostre proposte di turismo sostenibile.”

Pontecagnano, parco InVita, Ecobox
I ragazzi alle prese con gli orti bio all’interno del parco. © Legambiente Occhi Verdi
L’avanzamento del progetto verrà monitorato grazie a questionari di valutazione dei laboratori e dei singoli tutor, che saranno raccolti in un report finale da consegnare al Dipartimento della gioventù e Servizio civile.

I risultati parziali sul gradimento da parte dei giovani delle scuole sono molto incoraggianti, come ricorda ancora Ferro. “Diversamente da quello che si potrebbe pensare, abbiamo avuto i migliori riscontri dai ragazzi degli istituti tecnici, che pur essendo per curriculum i più lontani dall’archeologia, si sono dimostrati i più interessati. Crediamo non sia giusto imbrigliare i ragazzi entro stereotipi. Per risvegliare l’interesse su certi argomenti, devi anche saperli raccontare. Il fatto che a condurre i laboratori siano stati giovani quasi coetanei degli studenti certamente ha aiutato.”

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E dopo il 2017? “Proporremo le nostre attività ai turisti del territorio di Salerno, Pontecagnano e Paestum, cercando di creare un vero indotto” conclude Macciocchi. “Il nostro obiettivo è promuovere un turismo sostenibile e nuove possibilità di lavoro grazie alla green economy. E soprattutto raggiungere la sostenibilità economica: dobbiamo poter camminare con le nostre gambe.”

Noi di Archeostorie contiamo che ci riusciranno.​

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