I Feaci e il dovere di soccorrere i naufraghi

Ulisse era un re ma i Feaci non lo sapevano. Per loro era solo un naufrago. E come tale il loro re Alcinoo lo ha accolto alla sua reggia e alla sua tavola

Ulisse Nausicaa Feaci
W. Hethe Robinson, Nausicaa e le sue ancelle portano del cibo e del vino ad Odisseo – via Wikimedia

Quando Ulisse arriva nell’isola dei Feaci, è un naufrago. Diciamolo, un naufrago con le pezze al culo. Anzi, per essere precisi, manco quelle. Non ha nulla con sé, nemmeno uno straccio per coprirsi le natiche.

Il mare gli ha strappato tutto e Leucotea, che con il suo velo lo ha salvato tenendolo a galla durante una tempesta, gli ha ordinato di restituirle pure quello, una volta al sicuro sulla spiaggia.

Ulisse, un naufrago

Ulisse, quindi, l’eroe che consideriamo il nume tutelare della nostra civiltà, arriva sull’isola dei Feaci come un immigrato clandestino, perché non risulta che prima dello sbarco si fosse informato sulla normativa per ottenere un regolare permesso di soggiorno.

E no, signori miei, non vale che diciate: “Eh, grazie tante, ma i Feaci lo ospitano perché ė Ulisse, mica cotica!”. Quando arriva sull’isola, non dice il suo nome, mente. Per essere precisi, dichiara false generalità.

Quindi, ricapitolando: è un profugo, con le pezze al culo, e pure bugiardo. Che come primo approccio si presenta nudo di fronte a un gruppo di ragazzine. Quindi, pure potenziale maniaco stupratore.

I Feaci non chiudono i porti

Chiudono i porti, i Feaci? lo infilzano sul bagnasciuga? gli dicono di crepare in mare? No, lo accolgono. Manco gli chiedono chi sia. Lo invitano a cena, gli danno vesti calde e asciutte, lo accompagnano a palazzo e lo fanno sedere al banchetto di corte, proprio in faccia al re. Senza nemmeno più di tanto indagare chi sia e da dove venga. Per quello c’è tempo, dopo.

Questo perché per i popoli antichi chi bussa alla tua porta è sacro. E chi scappa dalla guerra è sacro. Forse perché loro la guerra la conoscevano bene, era di casa. Sapevano quanto possa essere vicina, e quanto facilmente chi oggi ha una casa e una reggia un domani può perderli e ritrovarsi come profugo, solo e sperduto, a vagare per il mare.

Noi non siamo i Feaci (purtroppo)

Noi, nei nostri salottini pasciuti, ce lo siamo dimenticato. Pensiamo di essere al sicuro per sempre, attorniati dai nostri mobili e dai nostri soldi, al riparo dai rovesci della sorte e del caso. Ci crediamo tutti figli di Ulisse, ma dell’Ulisse figo che va in giro per il mondo come un padrone, per sfizio di conoscere uomini e cose.

E invece Ulisse, quello vero, era quel profugo lì, senza nulla, spaurito, potenzialmente pericoloso, che ti bussa alla porta di casa dopo che gli dei capricciosi gli hanno tolto tutto, sperando in un pietoso Alcinoo che lo accolga.

Ricordiamocelo. Perché noi, signori, non siamo Ulisse. Però almeno potremmo cercare di essere Alcinoo.

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