Cleopatra la regina nera: un fascino eterno

La regina Cleopatra irradia fascino da sempre. Le ragioni di un tale successo in un nuovo libro delle due storiche Susan Walker e Sally-Ann Ashton

Cleopatra
Cleopatra
​Intelligente, arguta, affascinante, irresistibile, forse non bella ma capace, anche solo con la sua voce ipnotica, di piegare al suo volere chiunque, nell’amore come nella politica.
Cleopatra, la leggendaria regina d’Egitto, era tutto questo e molto di più. Una personalità di un carisma straordinario, ancora oggi capace, a distanza di secoli, di ammaliare e stuzzicare l’immaginario collettivo. Dal cinema alla pittura alla letteratura, non c’è artista o scrittore che non ne abbia subito il fascino e non abbia tentato di reinterpretarlo in chiave artistica. Si può forse dimenticare l’altrettanto regale interpretazione cinematografica di Elizabeth Taylor al fianco di Richard Burton?
Cleopatra
Elizabeth Taylor in Cleopatra, film del 1963 diretto da Joseph L. Mankiewicz.

Su Cleopatra si è scritto talmente tanto che c’è davvero poco da aggiungere. Occorrerebbe semmai provare a discernere il dato storico da quello leggendario, capire dove finisce l’uno e dove inizia l’altro. Il libro Cleopatra di Susan Walker e Sally-Ann Ashton, Il Mulino Editore, prova a fare appunto questo: passare in rassegna gli elementi storici (i protagonisti, gli eventi, le fonti) e quelli iconografici (i ritratti monetali e scultorei) e capire quanto di essi sia realmente confluito nella costruzione del personaggio così come oggi lo conosciamo.

Così nelle prime pagine si legge che, secondo un’interessante tesi “afrocentrica”, Cleopatra sarebbe stata la massima rappresentante dell’Africa nera, una leader ante litteram non a caso assurta a icona nella battaglia per l’emancipazione dei neri dalla schiavitù nell’America dell’Ottocento. Una lettura vista come assolutamente tendenziosa e infondata da parte degli storici eurocentrici, molto più inclini a sostenerne un’origine greco-macedone.

Si è creduto a lungo che Cleopatra fosse davvero una principessa europea dalla pelle bianca: almeno fino agli inizi del Novecento quando le prime scoperte in Egitto ne disvelarono definitivamente l’immagine a tutti nota: una donna egizia, assai spesso assimilata a Iside, con la capigliatura coronata da un avvoltoio (il vulture), a connotarne lo status divino.
Ancora oggi, in Egitto, è rappresentata così sui pacchetti delle sigarette Cleopatra, e lo stesso format ha avuto un enorme successo nel settore turistico: il nome e la figura della sovrana sono diventati un brand ben riconoscibile per alberghi, stazioni ferroviarie, fermate d’autobus e interi quartieri. Una fortuna di cui certo Cleopatra sarebbe stata orgogliosa, e che in qualche modo ne conferma la statura divina senza precedenti all’interno della società egiziana antica.

Il resto è storia nota e le autrici passano in rassegna, dettagliatamente, le vicende politiche di cui Cleopatra fu protagonista e che inevitabilmente si intrecciarono con quelle private. Le sue relazioni, prima con Giulio Cesare e poi con Marco Antonio, furono pur sempre, al di là dell’innegabile passione, mosse strategiche che le consentirono di accrescere il suo potere e farne una terribile minaccia per i Romani. Ma quel che i suoi stessi nemici apprezzarono di più di lei, dopo la sua morte, fu la grande coerenza personale dimostrata col suicidio: meglio darsi la morte che finire nelle mani di Ottaviano ed essere condotta a Roma come un trofeo di battaglia.
Non fu donna. La spada non la spaventò, scrisse di lei il poeta Orazio.Manca in questo libro – o forse non era nelle intenzioni di chi l’ha scritto – un approfondito ritratto psicologico di questa donna, capace anche nei momenti più disperati di una lucidità e di una fierezza che non a caso ne hanno decretato il successo come eroina tragica.

Ma c’è molto di più. Cleopatra non è solo la donna innamorata che si suicida per restare fedele al suo uomo e sottrarsi all’onta della sconfitta, ma è anche la madre terrorizzata all’idea di quale destino possa toccare in sorte al figlio avuto da Giulio Cesare, Cesarione, e che per questo cerca invano di salvarlo mandandolo in esilio.
E sullo sfondo di questa intricata vicenda famigliare, c’è un’altra donna la cui figura meritava di essere altrettanto scandagliata ben oltre le strette contingenze storiche, ovvero Ottavia, la moglie di Marco Antonio nonché sorella di Ottaviano. Nonostante suo marito avesse scelto di abbandonarla per la sovrana egizia, Ottavia scelse di restargli comunque fedele e di occuparsi dei figli che Marco Antonio aveva avuto dalla prima moglie Fulvia e poi dalla stessa Cleopatra. Un amore e un’abnegazione forse eccessivi e non del tutto condivisibili, al pari del sentimento altrettanto assoluto di Cleopatra. Due donne unite e divise dall’amore per un uomo, l’una ombra dell’altra, due ritratti femminili entrambi e per ragioni diverse affascinanti.
Tutto questo certamente esula dai confini ben definiti di ciò che può dirsi storia, e rientra semmai in quello che è il romanzo storico dell’umanità. Ma forse le ragioni per cui il mito di Cleopatra sopravvive ancora oggi non si possono ricercare solo nei libri di storia e nei dettagli delle sculture e delle monete che la ritraggono, come hanno fatto le autrici del libro. Si dovrebbero invece individuare in quello che è il variegato e talora insondabile universo femminile, laddove Cleopatra, Ottavia e tante altre cessano di essere personaggi storici e si mostrano per quello che sono davvero: mogli, amanti, madri o più semplicemente donne.

Immagine

Susan Walker – Sally-Ann Ashton

Cleopatra

​Il Mulino 2016, pagine 128, euro 12
INDICE
Prefazione
I. Da eroica suicida a icona sulle banconote
II. Cleopatra come figura storica
III. L’immagine regale di Cleopatra nel mondo greco e in quello romano
IV. Cleopatra regina d’Egitto
Epilogo. Il significato della morte di Cleopatra
Nota bibliografica
Indice dei nomi e delle cose notevoli

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