2. Cinque giri di corsa

IL GUERRIERO FANTASMA. Un giallo controcorrente dalla terra dei Sanniti
Seconda puntata: Cinque giri di corsa

Pompei, la Palestra sannitica - guerriero fantasma
Pompei, la Palestra sannitica - via Wikimedia Commons

Eccoci di nuovo in compagnia dei fratelli gemelli Maio e Laria. Gemelli ma diversissimi. Li abbiamo conosciuti: Laria combattiva, Maio mansueto. E si fanno i dispetti di continuo. Ma sarà sempre così? Vediamo come va l’addestramento di Maio.

 

«Perché quel muso lungo?» mi ha chiesto Mamerco.

Correvamo fianco a fianco tra i meli, i peri e i fichi del frutteto, diretti al cortile degli addestramenti. Ormai ero decisamente in ritardo.

Ho scrollato le spalle. Non avevo voglia di parlare della zuffa con Laria, nemmeno a lui, la cosa più simile a un amico che io abbia mai avuto.

«Mia sorella» ho risposto soltanto.

«Laria è forte» ha detto lui. «Le mie sorelle passano tutto il tempo a parlare dei vestiti che vorrebbero farsi per la prossima festa del raccolto.»

Non ho sprecato fiato a ribattere. Primo, perché faceva troppo caldo. Secondo, Mamerco è sempre stato un ammiratore di mia sorella, fin dai tempi in cui sua madre ci faceva da balia.

Ho il sospetto che quel latte se lo bevesse tutto lui. Laria è pelle e ossa e io sono uno scricciolo, dice sempre mamma. Mamerco invece è grande e grosso.

Infatti adesso stava trasportando la mia lancia, l’elmo e lo scudo e non aveva nemmeno il fiatone, mentre io ero già spompato prima ancora di cominciare il riscaldamento.

«Hai sentito del guerriero fantasma?» ha chiesto Mamerco di punto in bianco.

«Eh?»

«Dicono che un pastore l’abbia visto aggirarsi tra i tumuli della necropoli, gemendo e chinandosi a scavare qua e là. Secondo mia madre, qualcuno ha depredato la sua tomba, e lo spirito vaga senza pace cercando il suo corredo perduto.»

Ho storto la bocca per un brivido involontario.

Ecco, questa era la classica storia che la vecchia Nine amava raccontarci la sera prima di metterci a letto. Quel tipo di racconto che ti fa venire voglia di chiudere le imposte anche se fa molto, molto caldo.

Ho sbuffato forte. «I pastori le raccontano sempre grosse.»

Mamerco mi ha fatto un sorrisino, come se sapesse benissimo cosa stavo pensando.

Da piccoli, lui e Laria insistevano sempre con Nine perché ci raccontasse le storie più macabre e orripilanti del suo repertorio, e io, che non avevo il coraggio di protestare, non chiudevo occhio per tutta la notte.

 

Io e Laria siamo gemelli, ma non lo direste mai.

Lei è bionda e alta per avere dodici anni, mentre io ho i capelli scuri e… be’, non sono un gigante.

Lei è affascinata dalle armi e dai racconti di guerra, io li ho sempre odiati, anche se non oserei mai confessarlo a papà.

Lei non ha paura di niente, io vivo nel terrore di sbagliare qualcosa.

In fondo sono l’erede dei Numisii. Il nostro è un popolo di guerrieri. Un giorno toccherà a me addestrare gli uomini e guidarli in battaglia, se il nostro signore ci chiamerà a raccolta.

E questo è il motivo per cui ho pochi amici, credo. Da quando porto il cinturone non posso più giocare con i ragazzi delle campagne come Mamerco. Niente più corse nei prati, niente scalate sugli alberi, niente bagni nel torrente. Non possiamo duellare con le spade di legno: se uno di loro mi ferisse, mio padre punirebbe la sua famiglia.

Sarà anche un privilegio, ma a me sembra una gran fregatura.

«Sei in ritardo, Maio» ha detto papà quando l’ho finalmente raggiunto.

Torreggiava su di me, armato di tutto punto. La faccia sotto l’elmo era accigliata. Papà ha sempre quell’espressione, quando parla con me.

Come se guardasse una macchia di sporco sul suo scudo scintillante.

«Come hai fatto a ridurti così?»

«Ho avuto un… incidente» ho farfugliato.

«Lo sai quanto mi è costata quella corazza?» Mi ha mollato uno scappellotto. «Dieci giri di campo.»

Cominciamo bene, ho pensato. Mamerco ha posato con cura le mie armi e si è ritirato nell’ombra degli alberi.

Avete mai provato a correre sotto il sole estivo con un mucchio di bronzo e di ferro addosso? Sudavo così tanto che i piedi scivolavano nei sandali.

E pensare che mia sorella se ne stava seduta al fresco a filare la lana, chiacchierando con le altre donne di casa!

«Prendi la lancia e lo scudo» ha ordinato papà. «Vediamo se sai difenderti.»

Ho sperato con tutte le forze di fare bella figura, almeno questa volta.

Un momento dopo ero già lungo disteso per terra, col fiato corto e il sole negli occhi.

«Alzati!» Papà mi ha tirato in piedi di peso e mi ha scosso così forte che ho sentito sbattere i denti. «Se resti fermo sarai una preda facile per il nemico!»

In quel momento qualcosa mi ha colpito dietro la nuca, facendomi inciampare e cadere per la seconda volta. Mi sono strofinato la testa: avevo i capelli inzuppati di una schifezza rosa appiccicosa. Un fico marcio.

Sono saltato in piedi. Sì, insomma, mi sono rialzato più in fretta che potevo, con tutta quella ferraglia addosso e i muscoli doloranti. «LARIA!» ho urlato furibondo.

Nessuna risposta. Dai campi lontani arrivavano i canti dei contadini al lavoro e lo scampanio delle greggi al pascolo. Sull’aia razzolavano i polli.

Nel frutteto è riecheggiata una strana risata, profonda e raschiante.

«Altri cinque giri di corsa» ha detto papà.

«Ma Laria…»

«Smettila di cercare scuse, Maio. Non serviranno a salvarti la pelle sul campo di battaglia.»

E così ho ricominciato a correre.

È stato soltanto quando sono rientrato in casa, esausto e grondante di sudore, che mi sono accorto del messaggio.

Qualcuno aveva tracciato una scritta a carbone sulla parete della mia stanza, sopra le teste dei guerrieri in processione che papà aveva fatto dipingere quand’ero appena nato.

“Un guerriero ha perso la spada, un altro non ne è degno.”

Stavolta il brivido mi è arrivato fino ai piedi.

 

La scritta a carbone: sarà opera del guerriero fantasma? Non rimane che leggere la prossima puntata!

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