Architetture di pietra: la Sardegna nuragica di Gianni Berengo Gardin

Dopo trent’anni, Berengo Gardin compie un nuovo viaggio fotografico nella Sardegna nuragica. E ancora una volta, si immerge completamente in paesaggi e luoghi

Gianni Berengo Gardin Nuraghe Nuraddeo
Gianni Berengo Gardin, Nuraghe Nuraddeo - foto dal libro di Iole Carollo

Architetture di pietra. Fotografie della Sardegna nuragica è il racconto di una ricognizione fotoarcheologica svolta da due persone d’eccezione: il fotografo Gianni Berengo Gardin e l’archeologo Marco Edoardo Minoja.

Dopo le campagne fotografiche degli anni Sessanta e Ottanta, Berengo Gardin è tornato in Sardegna per raccontarne ancora la cultura nuragica, stavolta guidato dall’archeologo Minoja.

Il libro è il diario del viaggio dei due che, partendo da Cagliari, hanno percorso l’intera isola diventando narratori in modo diverso: Berengo Gardin con la fotografia, Minoja con le parole, ma l’uno correlato all’altro.

Nuraghe Cuccurada - foto di Iole Carollo
Nuraghe Cuccurada – foto dal libro di Iole Carollo

Minoja ha raccontato le giornate che i due hanno trascorso insieme, descrivendo i siti ma anche gli incontri che hanno avuto, le strade che hanno percorso, i panorami che hanno visto e narrando alcuni fatti propri dei luoghi da loro visitati. Sembrano le giornate tipiche degli archeologi, concentrati sul proprio lavoro ma consci della bellezza -archeologica e umana- che incontrano e vivono.

Cogliere i particolari e dilatare lo sguardo

La selezione delle fotografie scattate da Berengo Gardin è ampia: due, tre immagini permettono di inquadrare il sito all’interno del paesaggio che lo circonda, cogliendo particolarità proprie della Sardegna, mentre un’altra fotografia più ravvicinata permette di entrare visivamente in contatto con l’edificio ritratto. Così a volte è possibile apprezzarne la tecnica costruttiva, altre di godere di un punto di vista poco consueto e intrigante, come la porzione di cielo inquadrata dai grandi massi del nuraghe Ardasai (pagina 60).

Più fotografie ma un unico punto di vista, quello di un fotografo che si è pienamente immerso nei luoghi in cui si trovava, facendo trasparire una grande passione per il paesaggio che si è trovato davanti, e certamente entrato in empatia con esso grazie alle descrizioni di Minoja.

Pozzo sacro del Predio Canopoli
Pozzo sacro del Predio Canopoli – foto dal libro di Iole Carollo

Un dialogo con il paesaggio sardo

Berengo Gardin sembra aver intrattenuto un dialogo silenzioso con il paesaggio archeologico sardo: le tombe dei giganti e delle fate, i templi e i nuraghi sono diventati oggetti parlanti che trasmettono tutta la grandezza della cultura nuragica e di tutta la storia sarda. Storia che, però, diventa contemporanea grazie ai racconti scritti dall’archeologo.
Leggendo e guardando il diario dei due è quasi impossibile non immedesimarsi, godere insieme a loro dei panorami non presenti in immagine ma ampiamente descritti, comprendere a fondo la grandezza dell’archeologia nuragica immortalata dal fotografo.

Barriere alla vista

Interessante è la riflessione che Minoja lancia scrivendo del nuraghe Cuccurada (pagina 93), quando racconta le difficoltà incontrate da Berengo Gardin nel fotografare il sito, reso fruibile da “pratiche passerelle di legno, di comodi camminamenti e di scalette interne per agevolare il percorrimento anche degli ambienti meno accessibili, su su fino alla parte sommitale della grande struttura”: elementi che si son trovati tra l’obiettivo e quanto il fotografo avrebbe voluto immortalare.

I sistemi di valorizzazione dei monumenti, oggi, offrono la possibilità di effettuare visite accurate ma, spesso, ne alterano inevitabilmente la percezione, rendendo difficile il racconto fotografico. Così come diventa più auspicabile la diffusione dell’archeologia tramite libri come questo, in cui vi è un perfetto equilibrio tra immagini ben realizzate e parole comprensibili anche ai non addetti ai lavori, sarebbe ottimale che nei siti sia rispettato quanto si è conservato, senza la realizzazione di superfetazioni o ricostruzioni che ne alterino la percezione.

Nuraghe S. Sabina
Nuraghe S. Sabina – foto dal libro di Iole Carollo

Tutta la Sardegna nuragica

Il libro è diviso in due nuclei, uno composto dalle fotografie recenti affiancate dalle descrizioni da Minoja, l’altro da immagini di archivio realizzate da Berengo Gardin durante le sue campagne precedenti: sia le une che le altre sono accompagnate da una scheda redatta dai funzionari della Soprintendenza, in cui sono trascritte le notizie storiche del sito ed è segnalata una breve bibliografia.

È un libro che si tiene volentieri sul tavolino da caffè, a portata di mano ogni qual volta si abbia voglia di sfogliarlo, ed è al tempo stesso un ottimo punto di partenza se si vuole approfondire la storia della Sardegna.

Lo consiglio a tutti: dagli appassionati per la produzione di Berengo Gardin agli stessi archeologi. Le fotografie di Berengo Gardin, scattate con le sue amate Leica analogiche, sono buone e ben stampate, anche perché la carta scelta ne rende bene la grana, tipica delle fotografie scattate con una pellicola in bianco e nero.

Questioni di rilegatura e impaginazione

Unico difetto del libro è quello comune a molti libri fotografici: il tipo di rilegatura scelta non permette l’apertura piatta, così alcune foto non sono apprezzabili appieno nella loro composizione. Tuttavia, è doveroso sottolineare che la scelta dell’impaginazione è buona per ovviare alla rilegatura. Le fotografie, infatti, sono disposte su griglie sempre diverse: in quelle su doppia pagina è stato preferito il taglio a vivo solo su un lato, così che la rilegatura non si trova al centro esatto delle immagini, spesso corrispondente al punctum fotografico, ovvero al dettaglio che colpisce irrazionalmente lo spettatore.

La copertina del libro - foto di Iole Carollo
La copertina del libro – foto di Iole Carollo

Gianni Berengo Gardin, Marco Edoardo Minoja
Architetture di pietra. Fotografie della Sardegna nuragica
Imago edizioni, 2018
pagine 254, euro 49

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