Quando l’archeologia non ha età: alla Università della terza età per non smettere mai di conoscere

Insegnando storia e archeologia alla Università della terza età e del tempo disponibile dove la sete di conoscenza è fortissima, e la cultura è importante veicolo di coesione e inclusione sociale.

Matteo Rapanà Sass Trento
Esplorando lo Spazio archeologico sotterraneo del SAS a Trento con Matteo Rapanà

Gino è vignaiolo, proprietario di una famosa azienda vinicola biologica. E’ rimasto così affascinato dal maestoso torchio rappresentato nel celebre affresco del Ciclo dei Mesi al Castello del Buonconsiglio a Trento, che ha deciso di costruire un esemplare a grandezza naturale perfettamente funzionante. E lo ha presentato a tutti pochi giorni fa durante il rito della spremitura delle uve appassite di Nosiola, pregiato vino trentino. È un autentico capolavoro.

Gino è un mio allievo, e il suo entusiasmo e la sua abilità mi hanno conquistato. È un allievo un po’ avanti con gli anni ma ancora pronto a conoscere e stupirsi. Come del resto molti altri suoi colleghi della Università della terza età e del tempo disponibile (UTETD) di Trento, dove si impara ma anche si socializza. Per me, una vera esperienza di vita.

Una storia che inizia da lontano

La mia ‘archeostoria’ è però il risultato di un lungo percorso iniziato più o meno 15 anni fa, quando ho deciso di iscrivermi al Corso di laurea in archeologia e contemporaneamente collaborare con musei, università ed enti di ricerca allo scopo di farmi il più possibile le ossa nel settore dei beni culturali.

Come moltissimi miei colleghi ho progressivamente abbandonato le attività di scavo per dedicarmi alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico a 360 gradi, spaziando dalla ricostruzione virtuale di antichi contesti alla didattica, dalle visite guidate al rilievo tridimensionale, dalla creazione di itinerari culturali alla realizzazione di mostre e allestimenti, riuscendo a trovare anche spazi per progetti di ricerca.

Tra tutte queste attività, quella che mi ha sempre dato maggiore soddisfazione è sicuramente la divulgazione attraverso laboratori didattici o visite guidate per adulti e bambini a monumenti, musei o siti archeologici che conduco autonomamente come guida turistica o come collaboratore per enti culturali locali.

La Università della terza età e del tempo disponibile

Sull’onda di questa mia grande passione, quattro anni fa ho deciso di propormi come docente per effettuare dei corsi di storia e di archeologia per anziani all’Università della terza età e del tempo disponibile di Trento. Fondata nel 1979, questa importante realtà si occupa di educazione e formazione rivolte ad adulti e anziani, continuando il processo di apprendimento che accompagna la persona lungo tutta la vita con lo scopo di implementare quel bagaglio di conoscenze e abilità che permette di vivere al meglio a ogni età. Infatti attraverso la cultura è possibile fornire agli individui le capacità per esprimersi al meglio, socializzare con altre persone e sentirsi pienamente integrati nella propria comunità.

L’UTETD è presente in maniera capillare sul territorio trentino, potendo disporre non solo della sede principale di Trento, ma anche di oltre 80 sedi periferiche dislocate persino in paesi molto piccoli e isolati. Quest’ampia diffusione permette una significativa partecipazione alle attività, evitando fenomeni di esclusione legati alle difficoltà di spostamento nel territorio montano: infatti sono quasi 7.000 le persone che ogni anno si iscrivono ai corsi dell’UTEDT, di cui circa 1.600 nella sola sede di Trento, con un’età media di circa 65 anni.

Lezione Università della terza età
Matteo Rapanà racconta le grandi storie di archeologia alla sede dell’Università della terza età e del tempo disponibile

Archeologia che passione!

In questi quattro anni ho preparato sia corsi di preistoria, storia antica e medievale del Trentino, sia un corso di archeologia dedicato alle grandi scoperte effettuate nei diversi angoli del mondo, da quelle pionieristiche di Schliemann in Grecia e Carter in Egitto fino a quelle più moderne che utilizzano sofisticati sistemi di indagine. In questi corsi ho deciso di non seguire necessariamente un filone cronologico, ma di approfondire in ogni lezione uno specifico argomento e, laddove possibile, presentare il maggior numero di riferimenti con il territorio nella quale si trova la sede del corso. Le strategie dei cacciatori raccoglitori mesolitici, l’arte preistorica, i siti palafitticoli, l’avanzata inarrestabile della romanizzazione, l’evangelizzazione del Trentino e la capillare presenza di castelli in area alpina, sono solo alcuni degli argomenti di storia locale trattati negli anni.

Ho cercato di utilizzare il più possibile un linguaggio semplice e privo di tecnicismi, avvalendomi di presentazioni multimediali ricche di immagini e di filmati e segnalando una ricca e diversificata bibliografia di riferimento per chi volesse approfondire i temi trattati.

Alcuni corsi, inoltre, hanno previsto un’uscita sul territorio per visitare in prima persona i contesti esaminati durante le lezioni: inutile sottolineare come questa occasione abbia costituito un’imperdibile opportunità per quelle persone magari poco abituate ad abbandonare il proprio paese e a visitare musei e siti archeologici. Dopo aver superato la naturale diffidenza iniziale, moltissimi iscritti hanno deciso di partecipare a queste visite guidate che si sono rivelate utilissime non solo da un punto di vista culturale, ma anche sociale, rappresentando un importante momento di aggregazione.

Storie di vita vissuta

Uno degli aspetti di quest’esperienza che più mi ha colpito è la straordinaria curiosità dimostrata dai partecipanti: nemmeno il rigido inverno trentino e le abbondanti nevicate montane hanno fermato il desiderio di storia e di archeologia! Inoltre, lezione dopo lezione, è emersa progressivamente l’importanza di quest’attività educativa come esperienza di costruzione di nuove prospettive di apprendimento e di socialità anche nei piccoli paesi montani.

Infatti ben presto mi sono reso conto di come parlare di storia e di contesti locali abbia significato affrontare anche la storia personale dei partecipanti: spesso quando si descriveva un edificio o un sito archeologico più o meno familiare o vicino alla sede del corso, i ricordi delle persone si riversavano come un fiume in piena, arricchendo la conversazione di stimoli e di utilissime informazioni storiche. Qualcuno ricordava scavi archeologici eseguiti decine di anni fa, mentre altri invece descrivevano l’aspetto di un castello ora restaurato o viceversa caduto in rovina.

Sono sicuro che queste lezioni di archeologia abbiano trasmesso non solo informazioni, ma anche interesse e curiosità ai frequentanti, così quest’esperienza ha lasciato molto anche a me: infatti ho ascoltato avidamente le storie degli iscritti che spesso hanno avuto l’opportunità di dedicarsi ai propri interessi solo dopo essere andati in pensione.

È questa, ad esempio, la storia di Renzo, ingegnere di origine veneta rimasto così assorbito dal lavoro per circa quarant’anni, che solamente dopo aver concluso la sua attività lavorativa ha avuto modo di dedicarsi allo studio della storia, la sua grande passione.

O la storia della signora Rita che, appassionatasi alle grandi scoperte di archeologia, ha deciso di leggere uno dei libri che avevo inserito in bibliografia. Ma non sapeva come procurarselo. Così siamo andati insieme nella biblioteca del paese e siamo riusciti a farci arrivare in meno di una settimana il celebre I detectives dell’archeologia di C.W. Ceram da una biblioteca decisamente più fornita.

Per quest’anno ho terminato le lezioni, ma sono già al lavoro per preparare gli appuntamenti per il prossimo anno. Perché ci sono sempre argomenti nuovi e affascinanti da scoprire e da raccontare!

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