2xmille

Addio al 2xmille alle associazioni culturali

L'esclusione delle associazioni culturali quali destinatari del 2x1000 dell’Irpef è stato un fulmine a ciel sereno per le oltre mille associazioni che si sono viste negare un’importante opportunità per finanziare le proprie attività. Le motivazioni non sono state ancora chiarite e l'ipotesi del complotto politico fa capolino tra i malpensanti

È stato bello ma è durato veramente troppo poco. Meno di un anno fa Archeostorie plaudiva il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini, per aver introdotto nella legge di stabilità 2016 (Legge n. 208 del 28/12/2015 ‘Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato’, Art. 1, comma 985) la possibilità per i contribuenti di destinare il 2×1000 dell’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) alle associazione culturali iscritte in un apposito elenco istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Si trattava di una novità assoluta perché fino ad allora il 2×1000 si poteva destinare esclusivamente ai partiti politici, e di una grande opportunità per le tante associazioni che avrebbero potuto finanziare le proprie attività.

“Scegliere di destinare il proprio 2×1000 a un’associazione culturale – dicevamo allora – rappresenta una grande opportunità per i cittadini, che in questo modo potranno dimostrare come, quando ci sono gli strumenti, sia interesse di tutti partecipare e dare sostegno al bene comune, la cultura.”

Purtroppo però questo strumento non esiste già più. Eh sì, perché riguardava soltanto la dichiarazione del 2016 (sull’anno d’imposta 2015) e nessuno ha pensato di rinnovarlo per il 2017. Infatti, nelle ‘Istruzioni per la compilazione’ del modello 730/2017 si legge che il 2×1000 può essere destinato esclusivamente a un partito politico (p. 10). Un notevole passo indietro, non c’è che dire.

Per conoscere le ragioni di questa scelta, Franco Panizza, senatore del Partito autonomista trentino tirolese, ha presentato un’interrogazione parlamentare (S.3/03575), nella quale chiede ai Ministri dei Beni e delle attività culturali e del turismo e dell’Economia e delle finanze quale ruolo rivestano le associazioni culturali nella società, chiede le motivazioni dell’esclusione e auspica che, al contrario, il provvedimento diventi una misura strutturale.

Nel testo presentato Panizza spiega che “le associazioni culturali stimolano e favoriscono il sorgere e lo svilupparsi di tutte le iniziative che, nel settore, vanno a potenziare e valorizzare la cultura intesa sia come creazione di occasioni, quali eventi in campo artistico, spettacolare, convegnistico ed altro, sia di crescita culturale dei cittadini, sia come propulsore di sviluppo turistico ed economico del territorio.”
Dal momento che sul sito di OpenParlamento, il quesito risulta “assegnato in commissione” dal 21 marzo, aspettiamo anche noi una risposta, pensando che le motivazioni potranno essere tante, ma non ci sono giustificazioni per aver privato i cittadini di uno strumento che avrebbe permesso loro di esprimere il proprio impegno per la crescita culturale della nostra società.

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