Ripartire dal 2xmille. È semplice, efficace e a costo zero

Dato e tolto nel giro di un anno, il 2xmille alle associazioni culturali si conferma una scelta vincente, sia per il contribuente che per i beneficiari. Adesso serve il coraggio di stabilizzarlo e potenziarlo

2xmille
Il 2xmille alle associazioni culturali sarebbe uno strumento importantissimo per finanziare progetti di qualità. © rawpixel

Nel 2016, grazie a un’azione congiunta del Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo e del Ministro dell’economia e delle finanze, i contribuenti hanno potuto scegliere se destinare il proprio 2xmille ai partiti politici o alle associazioni non lucrative. 

Una vera e propria rivoluzione visto che fino ad allora, e di nuovo dal 2017, la scelta era esclusivamente tra i partiti politici.

Il percorso tracciato per ricevere i contributi era semplice e chiaro: pochi requisiti di base per accedere a un elenco di associazioni culturali istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Come sappiamo, tutto questo non esiste più: già dal 2017 infatti la scelta è di nuovo tra i soli partiti politici e le associazioni culturali sono tornate nell’oblio.

Il 2xmille dati alla mano

Adesso che il Ministero dei beni culturali ha pubblicato la tabella di ripartizione dei contributi, possiamo analizzare i risultati e valutare concretamente la portata di questo strumento.

Una prima lettura dei dati elaborata da Francesco Mannino per AgCult mostra come i contribuenti che hanno espresso una scelta per il 2xmille siano meno del 5% del totale dei contribuenti irpef per l’anno 2016, ovvero 1.842.932 su 40.770.277.

Di questi, quasi la metà ha destinato il proprio 2xmille alle associazioni culturali (870.949 contro 971.983 ai partiti); queste preferenze, sommate alle quote non espressamente indirizzate, hanno totalizzato 11.496.954 euro destinati alla cultura e 11.763.227 ai partiti.

Cittadini inconsapevoli

Se paragonati con quanto accade per il 5xmille, che riceve 14.114.642 scelte, e per l’8xmille, che ne riceve 17.443.907, quel che emerge dai dati è una sconcertante inconsapevolezza da parte dei cittadini sull’opportunità di scegliere di destinare una parte della ricchezza con cui contribuiscono alle spese dello Stato a enti, da loro individuati, che meritano di essere finanziati con le risorse pubbliche.

Non soltanto quindi più della metà dei contribuenti (il 56,83%), per disinteresse o disinformazione, non esprime alcuna preferenza sulla destinazione della propria quota dell’irpef, ma appena il 4,5% sceglie responsabilmente a chi destinare il proprio 2xmille.

Circolazione delle informazioni

Tornando al nostro elenco, l’88% delle 1.130 associazioni beneficiarie riceverà una somma inferiore a 10.000 euro, mentre le grandi associazioni nazionali come gli Amici del FAI e il Touring Club d’Italia hanno catalizzato da sole quasi il 10% del totale.

Inoltre, la netta prevalenza di gruppi omogenei di associazioni -come le bande musicali, i cori, le università della terza età e le pro loco- indica che tra questi enti è stato fatto un attento lavoro di comunicazione a livello nazionale per far circolare la notizia della nuova opportunità offerta dalla finanziaria 2016.

Archeologi sprovveduti?

Comunicazione che evidentemente non è passata tra i gruppi e le associazione archeologiche, dato che nell’elenco, a un rapido screening, ne compaiono sì e no una decina – alcune delle quali beneficiarie anche del 5xmille – di cui un solo Archeoclub d’Italia (quello di Carlentini) e due Gruppi archeologici (il GAM di Massarosa e il Gruppo Archeologico Itzokor Onlus). Le altre sono associazioni indipendenti.

Per quanto riguarda l’entità dei contributi si parte dai 4.350,31 euro del Gruppo di ricerche archeostoriche del Lambro fino ai 24.049,96 del Gruppo archeologico Itzokor, per un totale complessivo di 94.647,80 euro, pari a 4.830 preferenze.

Nonostante un campione così ridotto, vediamo che la Toscana è presente con tre associazioni, tre sono del nord-ovest (Torino e Milano), una sarda e una siciliana, mentre sono completamente assenti il Lazio (in controtendenza rispetto al dato complessivo), e le regioni del Sud.

Che fare adesso?

La scomparsa dalla Legge di stabilità della possibilità di destinare il 2xmille alle associazioni culturali è stato un gigantesco passo indietro che ha tolto ai cittadini l’opportunità di sostenere in maniera consapevole progetti e realtà da loro individuati e garantiti.

La scelta del 2xmille che, ricordiamolo, non comporta alcun maggior costo né per il contribuente né per lo Stato, garantisce ai cittadini la sovranità e la partecipazione attiva nella gestione di una parte –benché minima- delle tasse destinate allo Stato.

Sarebbe perciò importante reintrodurre e rendere stabile questa forma di finanziamento, un micromecenatismo che pone al centro il cittadino e che può rivelarsi vitale per molte piccole realtà.

In una recente intervista al Corriere della Sera, il Ministro dei beni culturali Alberto Bonisoli si dice favorevole all’Art bonus e al mecenatismo e aggiunge: “mi piacerebbe incentivare anche i contributi piccolissimi dei singoli cittadini”. Quale migliore occasione di questa per iniziare?

Ogni lasciata è persa

Gli archeologi, però, non devono trascurare occasioni come queste. Associazioni archeologiche con i requisiti richiesti e bisognose di fondi per scavi, restauri, ricerche, progetti di divulgazione e valorizzazione, ce ne sono a decine in tutta Italia.

Sarà la comunità a scegliere quali di queste sostenere, e le associazioni avranno il massimo della soddisfazione nel riconoscersi in questa comunità e nel gestire i fondi a loro affidati.

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